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	<title>Veterinario Adua &#187; Patologie apparato riproduttore</title>
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		<title>I tumori mammari nella cagna</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 14:58:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ambulatorio Adua]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[I tumori mammari sono molto frequenti nel cane e nel gatto, infatti queste neoplasie sono al primo posto tra le neoplasie nel cane ed al terzo nel gatto e rappresentano uno dei più frequenti problemi da affrontare nella pratica clinica quotidiana del medico veterinario. Tutte le ricerche condotte finora hanno portato a risultati simili circa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.veterinarioadua.it/wp-content/uploads/2012/01/mammary-cancer-in-dog-article.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-406" title="mammary cancer in dog (article)" src="http://www.veterinarioadua.it/wp-content/uploads/2012/01/mammary-cancer-in-dog-article-150x150.jpg" alt="" width="289" height="262" /></a>I tumori mammari sono molto frequenti nel cane e nel gatto, infatti queste neoplasie sono al primo posto tra le neoplasie nel cane ed al terzo nel gatto e rappresentano uno dei più frequenti problemi da affrontare nella pratica clinica quotidiana del medico veterinario. Tutte le ricerche condotte finora hanno portato a risultati simili circa l&#8217;età di insorgenza: circa il 10% dei casi sotto i 4-5 anni, circa il 30% tra i 4 e gli 8 anni e circa il 60% oltre gli 8 anni. Risulta evidente come le cagne anziane, oltre agli 8 di età, possano essere le più a rischio di comparsa di tumori mammari. Ma non solo, si rileva anche un’interessante correlazione fra l’età avanzata e il grado di malignità, le dimensioni del tumore mammario e la velocità di crescita; tutti parametri proporzionali all’aumento dell’età. Il diminuire del rapporto tra forme non neoplastiche e tumori mammari maligni con l’avanzare dell’età, può trovare spiegazione nella minore attività della ghiandola mammaria nelle cagne più anziane e, quindi, minore probabilità di comparsa di lesioni di tipo non neoplastico (traumi, mastiti, forme cistiche, ecc.) e minore sensibilità alla stimolazione da parte degli ormoni sessuali femminili. Un’altra ipotesi avanzata è la trasformazione in neoplasie maligne di lesioni non neoplastiche, ad esempio forme cistiche o fibroadenomatose, passando da uno stadio di iperplasia ad una trasformazione in forma neoplastica benigna ed, infine, in quella maligna. Si è notata una maggiore incidenza percentuale di neoplasie benigne o di formazioni non neoplastiche alle mammelle craniali, rispetto al maggior numero di neoplasie maligne riscontrate alle mammelle caudali.  L’intervento chirurgico di “STERILIZZAZIONE” si è rivelato di grande utilità ed efficacia nella prevenzione  dei tumori mammari ed ha un valore preventivo pari al 92% se effettuato tra il primo e il secondo calore. Dopo il secondo calore diminuisce (74%) ed il suo valore protettivo si riduce ad una pecentuale molto bassa se l’intervento chirurgico è operato dopo il quarto ciclo estrale. E&#8217; bene ricordare a tal proposito che la sterilizzazione è utile non solo per eliminare gonadi ed utero da possibili e frequenti patologie in caso di neoplasia mammaria, ma anche perchè è stato dimostrato che lo stato ormonale influenza la progressione delle neoplasie mammarie ed in particolare dei carcinomi. Si è dimostrato che le cagne sterilizzate al momento della rimozione di un carcinoma mammario vivevano più a lungo di quelle sottoposte soltanto alla rimozione della neoplasia.<br />
Il numero di parti sostenuti da una cagna, o il fatto di non avere mai portato a termine una gravidanza, non hanno alcuna influenza sulla comparsa di tumori mammari di alcun tipo, né sulle loro dimensioni. Si registrano discordanze fra i pareri di diversi ricercatori sull’influenza che lo stato di pseudogravidanza esercita sulle condizioni delle ghiandole mammarie: secondo l’opinione più diffusa, l’abnorme status ormonale che si instaura nella cagna che manifesta pseudogravidanza, sarebbe fortemente correlato (73% dei casi) con la comparsa di tumori mammari di grandi dimensioni e con notevole velocità di accrescimento. Inoltre, tali neoplasie sarebbero per lo più da classificare come maligne. Alcuni autori, sono per lo più propensi ad affermare che le pseudogravidanze non abbiano alcun effetto significativo sulla comparsa delle neoplasie mammarie. Tutti i dati fin qui esposti, mettono in  chiara luce tanto la grande diffusione dei tumori mammari nella popolazione canina, quanto la preoccupante percentuale di casi di malignità tra questi, seppur di gravità variabile. L’intervento di mastectomia risulta quindi tanto più favorevole quanto più precocemente viene eseguito, evitando così che si manifestino i caratteri d’invasività, stadio in cui la sola chirurgia risulta inefficacie. Sul tipo di intervento ci sono opinioni discordi; in particolare sul reale vantaggio che si ottiene da una mastectomia totale, rispetto ad una parziale con asportazione solo delle ghiandole mammarie clinicamente coinvolte da noduli neoplastici. Una tecnica diffusamente accettata è quella definita “Block-dissection”, che comporta l’asportazione di tutta la fila mammaria assieme al linfonodo inguinale omolateral.</p>
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		<title>La piometra</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 10:26:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ambulatorio Adua]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.veterinarioadua.it/wp-content/uploads/2011/12/piometria1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-379" title="piometria1" src="http://www.veterinarioadua.it/wp-content/uploads/2011/12/piometria1-150x150.jpg" alt="" width="287" height="250" /></a>La piometra è una patologia ormono-mediata, ad andamento sub-acuto o cronico, determinata in quasi tutti i casi dall’interazione batterica su un substrato endometriale patologicamente alterato. Nell’ambito delle patologie dell&#8217;utero dei carnivori domestici, la piometra è sicuramente la forma più frequente e la si può riscontrare in cagne di tutte le età, anche se la frequenza aumenta notevolmente con l&#8217;aumentare dell’età, raggiungendo i picchi massimi in cagne di 7-9 anni. La piometra è caratterizzata da produzione e accumulo di pus in cavità uterina, quasi sempre settico per contaminazione batterica secondaria; il canale vaginale costituisce la fonte primaria di diffusione ascendente, attraverso la cervice più o meno dilatata e pervia. Raramente, soggetti molto giovani, al primo o secondo calore, sviluppano la piometra. I sintomi clinici della malattia variano in base al grado di apertura della cervice. Le cagne affette da piometra con cervice aperta presentano scolo vulvare e scarso o nullo risentimento sistemico, contrariamente ai casi in cui la cervice rimane chiusa in cui l’evoluzione della malattia è più subdola in quanto non determina evidenti segnali esteriori se non quando il risentimento sistemico si fa evidente e con decorso più grave. Nei casi di piometra aperta lo scolo vulvare, spesso unico sintomo, è persistente, purulento, con componente ematica più o meno marcata, di colore variabile dal rosso-marrone al giallo-verde, spesso maleodorante. Le cagne affette da piometra con cervice chiusa presentano scolo vulvare minimo o più spesso assente; in alcuni casi, a seguito dell’incremento della pressione endouterina conseguente all’accumulo del materiale, la cervice si apre lasciando defluire grandi quantità di essudato; tale condizione può essere transitoria per cui la cervice si richiude o persistente. Le cagne affette da piometra chiusa manifestano sintomi sistemici che rapidamente vanno aggravandosi. I sintomi più frequenti sono: depressione, anoressia, vomito, diarrea, dolore addominale, poliuria, polidipsia. L’ecografia è l’esame strumentale più indicato per la diagnosi di piometra. La terapia di scelta è l’ovarioisterectomia. Particolare attenzione deve essere posta nella scelta del protocollo anestetico, che dovrà tener conto dello stato generale e della funzionalità renale. La terapia antibiotica è una parte integrante del trattamento della patologia ma di solito da sola è inefficace.</p>
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		<title>Ovariectiomia oppure ovarioisterectomia</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 12:32:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ambulatorio Adua]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.veterinarioadua.it/wp-content/uploads/2011/12/038b.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-329" title="038b" src="http://www.veterinarioadua.it/wp-content/uploads/2011/12/038b-150x150.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a> In assenza di specifiche indicazioni per l’ovarioisterectomia come la piometra, la torsione dell’utero e le neoplasie uterine, l’ovariectomia rappresenta l’intervento di elezione per la sterilizzazione delle cagne. Tale intervento permette una breccia chirurgica più piccola e quindi un trauma inferiore a carico degli organi della cavità addominale; inoltre, è di più facile esecuzione e comporta tempi più ridotti che portano anche ad un minor tempo di anestesia del paziente. I rischi di sviluppare patologie, come per esempio la “piometra” del moncone uterino sono praticamente nulli poiché la carenza di estrogeni e la mancata produzione di progesterone inducono una completa involuzione dell’utero che, in breve tempo, diventa un cordoncino “simil fibroso&#8221;. Contrariamente all’ovarioisterectomia si evitano anche le trazioni sul tratto genitale, in cui occorre esteriorizzare la cervice prima di asportarla. Tali trazioni possono causare reazioni infiammatorie nella cavità pelvica che possono portare allo sviluppo di aderenze, alterando i rapporti anatomici tra i vari organi contigui all&#8217;utero ed in particolare la vescica.</p>
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		<title>Le patologie della prostata nel cane</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 18:28:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le più comuni patologie prostatiche del cane includono l&#8217;ipertrofia prostatica benigna (benign prostatic hypertrophy o BPH), la metaplasia squamosa, le cisti prostatiche, le cisti paraprostatiche, le prostatiti e le neoplasie prostatiche. La BPH è una condizione spontanea e correlata all&#8217;età dei cani maschi interi, che occorre in più dell&#8217; 80% dei cani sopra i cinque [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.veterinarioadua.it/wp-content/uploads/2011/12/prostata1.jpg"><img src="http://www.veterinarioadua.it/wp-content/uploads/2011/12/prostata1-550x448.jpg" alt="" title="prostata" width="250" height="250" class="alignleft size-thumbnail wp-image-329" /></a> Le più comuni patologie prostatiche del cane includono l&#8217;ipertrofia prostatica benigna (benign prostatic hypertrophy o BPH), la metaplasia squamosa, le cisti prostatiche, le cisti paraprostatiche, le prostatiti e le neoplasie prostatiche. La BPH è una condizione spontanea e correlata all&#8217;età dei cani maschi interi, che occorre in più dell&#8217; 80% dei cani sopra i cinque anni di età e che è spesso associata a segni clinici quali costipazione, variazioni di forma e consistenza delle feci, presenza di sangue nelle urine, incontinenza urinaria o alterazioni nella frequenza della minzione e del colore delle urine, difficoltà nell&#8217;urinare. La BPH risponde alla castrazione o al trattamento farmacologico. La BPH spesso determina comparsa di infezioni, formazione di ascessi prostatici, prostatiti, cisti e neoplasie. Non fare che una semplice BPH si possa trasformare in qualcosa di più serio: basta effettuare un controllo prostatico annuale (visita clinica ed ecografia) dopo i cinque anni di età, senza dover aspettare la comparsa di sintomi apprezzabili all&#8217;occhio del proprietario.</p>
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